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Progetti e attività anno scolastico 2017-2018
Il sacco Umano
Semiconvitto - Sec. di I grado

Ieri, 12 marzo 2018, alle ore 16, presso l’auditorium del Convitto Nazionale di Cagliari, promosso dagli Educatori della Scuola Secondaria di I Grado, è andato in scena lo spettacolo teatrale “Il Sacco Umano” scritto e diretto da Lea Karen Gramsdorff, con Roberto Pettinau, Filippo Salaris, Sabrina Mascia, impreziosito dalle scenografie e dalla colonna sonora di Simone Dulcis.

Gli attori hanno sviluppato lo spettacolo orientando sapientemente e progressivamente lo stato emotivo e razionale degli alunni spettatori, trascinando la narrazione verso una sorta di rarefatto incubo in cui alcuni aspetti della Seconda Guerra Mondiale, quella che spesso svogliatamente si studia nei libri di testo, hanno preso forma e corpo per dare voce alle vittime della shoah.

La Seconda guerra mondiale ci appartiene non solo perché nella sua aberrazione è una creazione del tutto umana, per cui come diceva Primo Levi “è accaduto, dunque può accadere di nuovo…”, ma anche perché è ancora scritta nel DNA delle nostre famiglie e della nostra società. Non è solo un lontano ed astratto paradigma da conoscere.

La ragazza, fucilata sia dal soldato sia dal ragazzo ebreo, (che rappresenta quella parte dell’umanità vilipesa dall`odio nazifascista) va, non a caso, a morire là dove siede il pubblico, tra le braccia di uno spettatore, proprio a dimostrare simbolicamente l’inscindibilità tra il passato e il presente; muore nel passato per generare il presente, come il seme che perisce nella terra per poter generare nel futuro nuova vita.

Dentro il cumulo di sacchi, che costituiscono la scenografia, non ci sono soltanto le scarpe, i capelli, i giocatoli, gli oggetti delle vittime di milioni di donne, di uomini, di vecchi e di bambini, che senza colpa vennero condannati a morte, che furono strappati alla loro vita per essere rinchiusi nei lager ed essere sottoposti ad ogni genere di torture e umiliazioni in nome di teorie aberranti come quella della presunta “superiorità della razza ariana”, non c’è soltanto l’abominio delle “Leggi raziali”, c’è anche il fallimento che l’umanità realizza sempre quando le idee che l’uomo ha dell’uomo si vestono di odio e si combattono con le armi.

Nel terzo millennio, in un mondo globale in cui si perpetua l’antico rito della guerra, tra ingiustizie, discriminazioni e persecuzioni, le atrocità del passato rappresentano un monito per il presente e per il futuro affinché le cittadine e i cittadini di domani acquistino coscienza di ciò che è accaduto e che potrebbe ancora accadere se venissero meno ai principi di umanità.

La musica che aleggiava sulla scena, che saggiamente accompagnava e condizionava i mutevoli stati d’animo degli spettatori, pur facendo parte della scena, pareva non appartenesse ad essa ma che giungesse dall`esterno, da un magico e incontaminato luogo sconosciuto agli uomini, e come il profumo che ci giunge di una rosa che non vediamo fosse la tramutazione della Bellezza: quella che a detta di Dostoevskij salverà il mondo.

Articolo scritto da Peppino Mureddu e pubblicato da Bernardetta usai

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